Writerdigitale.com

Era il 1902 nel Milwaukee. E’ una città degli Stati Uniti d’America, nello Stato del Wisconsin e capoluogo dell’omonima contea. Il suo nome deriva dalle lingue delle genti indiane che lì vivevano. Si affaccia sul lago Michigan ed è situata circa 145 km a nord di Chicago; si tratta del principale centro culturale ed economico del Wisconsin, del quale è anche la città più popolosa.

Willian Sylvester Harley e Arthur Davidson erano vicini, fu cosi che si incontrarono e divennero amici, avevano in comune il sogno di realizzare un nuovo motore a scoppio sulle classiche biciclette.

I progetti venivano sviluppati nelle abitazioni dei genitori, ma l’impresa risultò più ardua, principalmente per la realizzare di un carburatore completamente nuovo.

A dare un aiuto ai due amici giunse l’amico comune Ole Evinrude (in futuro divenne il noto costruttore di motori navali). Ma successivamente abbandonò l’idea.

Nel 1903, lo stesso Bill Harley e Arthur Davidson costruirono il loro primo propulsore motorizzato, definendola la prima moto Harley. E ‘stata una moto da corsa, costruito in un capannone di legno che aveva Harley-Davidson Motor Company scarabocchiato su di esso. Il primo propulsore era di 175 cmc monocilindrico con scarsa potenza e numerosi problemi dalle forti vibrazioni che divenne una caratteristica della produzione Harley Davidson, oltre alle colate di olio, nonchè problemi del leggero telaio delle biciclette che non sopportavano peso e vibrazioni del propulsore.

Effettivamente, il primo prototipo fu un vero disastro, ma la forte amicizia tra i due ed una buona dose di perseveranza, riuscirono a superare molte problematiche e costruire la prima moto Harley Davidson con un propulsore da 400 cmc, definita “La numero uno”.

Nello stesso anno, il fratello di Arthur – Walter Davidson – entrò in azienda. In breve tempo, il primo concessionario Harley-Davidson apre un negozio e riesce a vendere tre moto Harley. In vero stile americano, un modello Harley vince una gara di 15 miglia a Chicago nel 1905 e nello stesso anno Harley Motor Company assume il suo primo dipendente. Un anno dopo, aprono una fabbrica più grande e assumere più di cinque persone. Nello stesso anno, che producono il primo catalogo di moto al mondo.

Nel 1909, Harley-Davidson presenta la sua prima moto V-Twin, con un motore da 1000 cc che ha sviluppato 7 cavalli e tre anni dopo il logo Bar & Shield viene utilizzato per la prima volta e brevettato come marchio. La costruzione del capannone principale e quello che sarebbe diventato il quartier generale di sei piani di Harley-Davidson inizia nel 1912, impianto situato in Juneau Avenue a Milwaukee. Lo stesso anno, l’azienda inizia le esportazioni verso il Giappone e la rete di concessionari degli Stati Uniti si estende a 200 filiali. 1913 vede la fondazione del reparto corse Harley-Davidson e un anno dopo l’azienda rilascia la sidecar.

Harley stava diventando un grande successo, il suo contratto con l’esercito degli Stati Uniti è uno dei motivi. Con il tempo è venuto 1917, un terzo di tutta la produzione di Harley Davidson è andato per l’esercito degli Stati Uniti e lo stesso anno la vendita di moto Harley-Davidson. Dopo quasi 20 anni di esistenza, Harley Davidson diventa la più grande casa motociclistica al mondo, i loro modelli potevano essere acquistati in 67 paesi in tutto il mondo dal 1920.

Otto anni più tardi, nel 1928, il pubblico vede per la prima volta due motori a camme della serie JD, che possono raggiungere una velocità fino a 100 mph allo stesso tempo fornire freni delle ruote anteriori per tutte le loro moto. Un momento importante nella storia Harley arriva nel 1929, quando il motore V-Twin da 45 pollici cubici (noto anche come testa piatta) è reso disponibile sul modello D. Nel 1936, Harley-Davidson introduce il modello EL, che aveva un motore 61 cc e fu poi soprannominato Knucklehead, venne utilizzato un anno più tardi (1937) da Joe Petrali che stabilì un nuovo record di velocità su terra di 136,183 mph. Non ha usato la versione di riproduzione sportiva, venne leggermente modificata una moto stock per raggiungere il nuovo record di velocità.

Nello stesso anno, la produzione dei primi modelli WL comincia. Nel 1941 l’America si unisce la seconda guerra mondiale e Harley smette di fare moto civili e concentra tutti i suoi sforzi sui veicoli per i militari. Durante la seconda guerra mondiale, che si conclude nel 1945 Harley sviluppò moltissimi nuovi modelli per l’esercito, ma il modello di esercito di maggior successo è stata la WLA, Harley produsse quasi 90.000 unità.

Nel 1946 viene introdotto il 45 ci piatta da motociclismo WR e Jimmy Chann vince il primo di tre consecutivi AMA Grandi Campionati Nazionali. 1953 significa che Harley-Davidson celebra il suo 50 ° anniversario e nel 1957 introducono il Sportster, una delle leggende Harley. Un fatto poco noto, Harley-Davidson ha anche prodotto motorino chiamato Topper nel 1960, ma che era il loro primo tentativo in questo senso. Lo stesso anno, l’azienda acquista metà su Aeronatica-Macchi, che in seguito produrrà moto monocilindriche. Nel 1961 viene introdotto il modello Sprint e nel 1962 Harley acquista il 60% di Tomahawk Boat Manufacturing Company e inizia fabbricazione di componenti in fibra di vetro.

Il primo FL disponibile con avviamento elettrico è Electra-Glide nel 1965 e il modello Sportster riceve anche l’avviamento elettrico. Nel 1969 Harley-Davidson e la American Machine & Foundry Company (AMF), si fondarono e pochi anni dopo (1971) la FX 1200 Super Glide viene introdotta, una combinazione tra la XL e la serie FL. Nello stesso anno, la prima motoslitta Harley-Davidson venne prodotta e un anno dopo il propulsore venne costruito in alluminio sulla XR-750. Nel 1977, Harley presenta al pubblico il FXS Low Rider, un veicolo unico che aveva il manubrio in stile drag and una posizione molto bassa dal sedile. FXEF Fat Bob è introdotto nel 1979, una moto soprannominato Fat causa dei suoi serbatoi a doppio gas e nel 1980 un altro modello chiamato FXWG Wide Glide viene rilasciato.

Nel 1982 è il momento perfetto per un nuovo modello, il FXR / FXRS Super Glide II e nel 1983 venne fondata la Harley Owners Group (HOG). Questo club permise una rapida crescita di proprietari di Harley-Davidson in tutto il mondo, raggiungendo più di 90.000 membri in soli sei anni. Il 1984 è un anno importante nella storia Harley quanto svelano un nuovo motore, il 1340 cc V-Evolution presenti in quel momento su cinque dei loro modelli.

Questo è il risultato di sette anni di sviluppo, ma un modello equipaggiato con questo motore si distingue, il Softail. Due anni più tardi, Softail è aggiornato e doppiato Heritage Softail, allo stesso tempo la società è quotata all’American Stock Exchange. Nel 1987, Harley Davidson avvia il programma di buy back per il modello XLH 883 Sportster. Attraverso questo programma, chi possedeva un tale modello potrebbe scambiarlo per due anni per il suo pieno valore, oppure potrebbe scegliere un modello FL o FX. Il FLSTF Fat Boy venne introdotto nel 1990 e nel 1991, la linea di motociclette Dyna fece il debutto con la FXDB Dyna Glide Sturgis.

Nel 1993, 90 anni di storia Harley-Davidson vennero celebrate da 100.000 persone in moto in una parata a Milwaukee. Questa cosa si chiama Family Reunion. Un anno dopo l’anniversario dei 90 anni, nel 1994, Harley entrò in Superbike in quanto introducono VR100, ma due anni dopo (1996) un nuovo Centro Ricambi e Accessori Distribution viene aperto in Franklin, un luogo che sarà utilizzato in seguito per memorizzare tutto l’inventario. La nuova struttura dispone di oltre 250.000 metri quadrati.

A 95 anni anniversario di Harley, al raduno annuale si presentarono molti di più bikers 140.000 e cavalcano le strade di Milwaukee in omaggio al produttore. Lo stesso anno, Harley-Davidson apre le prime operazioni al di fuori degli Stati Uniti, a Manaus, in Brasile. La prima moto presentata nel nuovo secolo è il FXSTD Softail Deuce a iniezione, venne presentato sulla linea Softail 2001.

Nel 2001 venne presentata la VRSCA V-Rod, una moto ispirata alla VR-1000 moto e un anno dopo la Buell Firebolt si fa strada sul palco. Nel 2003, Harley celebra i 100 anni di esistenza e la città di Milwaukee accoglie più di 250.000 persone, come la tappa finale della Open Road Tour. Nel 2006 a Pechino il Feng Huo Lun diventa il primo concessionario Harley autorizzato in Cina.

Le premesse alla fondazione dell’azienda si ebbero nel 1901 a Milwaukee quando i due ventenni amici d’infanzia William Silvester Harley (29 Dicembre 1880 – 18 settembre 1943) e Arthur Davidson (11 Febbraio 1881 – 30 Dicembre 1950), montando su una bicicletta un motore da loro costruito, crearono un prototipo marciante di bicicletta motorizzata (siamo nei primissimi anni dello sviluppo del motociclismo). Il motore era un monocilindrico di 7.07 in³ (116 cc³) con una corsa di 4 inch (102 mm). Questo mezzo venne realizzato nel garage dell’abitazione di Davidson, che misurava 3 metri per 5. Questo primo prototipo fu un disastro per le abbondanti perdite d’olio e le forti vibrazioni scaricate sul telaio da bicicletta non sufficientemente robusto per sopportare peso e vibrazioni del motore.

Senza perdersi d’animo, i due amici aiutati da Walter Davidson (30 Settembre 1876 – 7 Febbraio 1942) fratello maggiore di Artur, per due anni lavorarono allo sviluppo di un nuovo motore ed un telaio più specifico. Nel 1903 viene prodotta la prima “vera” Harley Davidson, su un telaio da bicicletta adattato per sopportare il nuovo motore monocilindrico di 24.74 in³ (405 cc³) con una corsa di 9.75 inch (25 cm) e un volano esterno di 28 libre (13 Kg). Il telaio si ispirava alla “1903 Milwaukee Merkel Mo.” (disegnato da Joseph Merkel, fondatore della Flying Merkel). Un grosso aiuto al progetto di sviluppo del motore lo ebbero dal Ole Evinrude pioniere motoristico e futuro inventore del motore fuoribordo per uso nautico.

Probabilmente la maggior parte delle parti meccaniche della “numero uno” furono create presso la “West Milwaukee Railshop” dove lavorava William A. Davidson (14 Ottobre 1870 – 21 Aprile 1937) come responsabile delle attrezzature meccaniche.

La Harley-Davidson venne ufficialmente fondata il 28 agosto 1903 e a questa data si può far risalire ufficialmente l’inizio della produzione in serie.

Nel 1904 fu aperta la prima concessionaria. Ciononostante la produzione di quell’anno rimase a quota tre.

Nel 1906 venne costruito il primo vero e proprio stabilimento produttivo, sito in Chestnut Street (attuale Juneau Avenue), dove ancora oggi si trova il quartier generale della Casa; il garage originale venne demolito accidentalmente durante la costruzione del nuovo edificio; questo nuovo impianto misurava 12 per 18 metri. Con l’avvio del nuovo stabilimento vennero prodotte 50 motociclette. In quest’anno, come aiuto alle vendite, viene prodotto il primo catalogo di moto al mondo.

Nel 1907 la produzione delle Harley-Davidson crebbe gradualmente e con i nuovi impianti fu possibile produrre 150 motociclette. Il 17 settembre viene ufficialmente fondata la Harley-Davidson Motor Company: quest’anno si rivelò importante per la casa in quanto cominciò la vendita, che prosegue tuttora, delle prime motociclette alle forze di polizia. In tale anno William A. Davidson (1870-1937) il fratello maggiore di Arthur Davidson si unisce alla Harley-Davidson Motor Company.

Nel 1909 viene introdotto il primo motore bicilindrico sperimentale a V di 45º, facendo nascere il V-Twin. Il primo prototipo fu presentato a febbraio al “Chicago Automobile Show”. Per esigenze di potenza: la cilindrata era di 880 cm³ (53.68 in³) ed erogava soli 7 hp (5,2 kW), che comunque era una potenza circa doppia rispetto a quella fornita dai precedenti propulsori; la velocità massima che potevano raggiungere le moto di questo periodo era di un centinaio di km/h, un valore che poteva essere considerato molto buono per quell’epoca. La produzione in quell’anno fu di ben 1.149 esemplari.

Nel 1911 negli Stati Uniti d’America, grazie anche al successo della Harley-Davidson che moltiplicò la concorrenza, si annoveravano circa 150 diversi marchi motociclistici, tra i quali la Indian che divenne ben presto la concorrente principale di Harley-Davidson. In quell’anno è stato introdotto un miglioramento del modello V-Twin. Il nuovo motore aveva valvole di aspirazione meccaniche, in contrapposizione alle valvole di aspirazione “automatiche” usate sui precedenti V-Twins. La cilindrata è passata a 49,48 in³ (811 cm³). Il nuovo motore V-Twin del 1911 era più piccolo di quelli precedenti, ma ha dato migliori prestazioni.

Nel 1912, Harley-Davidson introdusse il suo brevetto “Ful-Floteing Seat”, cioè di una sella completamente sospesa e ammortizzata da una molla a spirale all’interno del tubo del sedile con un’escursione di più di 76mm. La tensione della molla poteva essere regolata in base al peso del guidatore. Harley-Davidson utilizzò selle di questo tipo fino al 1958. In quell’anno viene utilizzato per la prima volta il logo Bar&Shield, registrato e brevettato come marchio ed utilizzato ancora oggi come marchio ufficiale. Lo stesso anno, l’azienda inizia le esportazioni verso il Giappone e la rete di concessionari degli Stati Uniti si estende a 200 filiali.

Nel 1913 lo stabilimento originale venne ingrandito e raggiunse una superficie di ben 28.000 m2. Nonostante la dura competizione la Harley-Davidson restava il costruttore più importante e dominava anche le competizioni motociclistiche del periodo, utili per farsi pubblicità. La produzione raggiunse la cifra record di 12.904 esemplari, rendendo la Casa americana uno dei principali produttori a livello mondiale, dopo appena dieci anni di vita. Durante l’anno viene creata una Scuderia con lo scopo di migliorare ancora le prestazioni dei motori, grazie all’esperienza portata da Bill Ottaway in fatto di tecnica e competizioni.

Nel 1914 grazie alla introduzione di un nuovo cambio a due marce concepito e brevettato da William Harley, si riusci ad aumentare la capacità delle motociclette di spostare carichi più pesanti, e permise alla Harley-Davidson di introdurre sul mercato, motociclette con sidecar adatte al trasporto di passeggero. Fino ad allora infatti le motociclette erano dotate di sola sella per il conducente, e questa novità consentì un notevole incremento di popolarità e vendite per il costruttore: la motocicletta diventa l’ideale per il tempo libero e le gite di famiglia.

Dal 1915 compaiono a catalogo del costruttore i primi esemplari di motociclette adattate ad uso professionale, i Motorcycle-truck, una sorta di motocarro a tre ruote con cassa di legno posizionata all’anteriore, idonea al trasporto di cose e quindi molto pratica per fare consegne a domicilio. Più economiche di un’automobile o di un camion, venivano prodotte su richiesta e decorate con i loghi del committente. Vennero adottate anche dal servizio postale U.S. Mail.

La Prima Guerra Mondiale

Nel 1917 gli Stati Uniti entrarono nel conflitto che da tre anni si era scatenato in Europa, pertanto i militari richiesero delle moto da poter utilizzare nelle operazioni. Le Harley-Davidson erano già state testate dalle forze armate durante le schermaglie al confine con il Messico contro Pancho Villa, ma fu solo con la prima guerra mondiale che le motociclette furono adottate in grandi numeri (circa 45.000 esemplari). Si trattava di cinque modelli, due monocilindriche e tre bicilindriche (18F monomarcia, 18G e 18J dotate di tre marce) con propulsori di circa 1.000 cm³ di cilindrata. Nello stesso tempo HD consolidava la sua posizione di fornitore delle forze di polizia di tutto il Paese.

Gli anni ’20 e la Grande Depressione

Terminato il conflitto nel 1920, la Harley-Davidson era divenuto il più grande costruttore di motociclette al mondo; nel frattempo, cessate le ostilità, molte piccole case motociclistiche americane erano scomparse, lasciando la scena dominata da 3 o 4 marchi principali. H-D aveva inoltre sviluppato la propria rete di vendita anche all’estero, in modo da farsi trovare preparata ed incrementare le proprie dimensioni aziendali a scapito dei piccoli produttori: ora era presente in 67 paesi del mondo producendo ben 28.189 motociclette.

Intanto proseguiva anche lo sviluppo tecnico e sportivo dei bicilindrici V-twin: infatti il 28 aprile 1921 fu raggiunta una pietra miliare nella storia del motociclismo, allorquando una Harley-Davidson fu la prima a raggiungere i 160 km/h (100 mph).

Durante questo periodo vennero introdotte diverse novità, tra cui un nuovo motore bicilindrico a V da 1.200 (74 in3) cm³ di cilindrata (1922), il tipico serbatoio detto Teardrop (in inglese ‘lacrima’, già simile agli attuali serbatoi) (1925) ed il freno anteriore (1928).

Tuttavia, già nel 1926 l’azienda decise di ritirarsi dalla competizione a causa dei forti investimenti richiesti e del calo delle vendite, dovuto non solo alla crisi economica incipiente, ma anche al grande successo dell’automobile, ormai primo mezzo di trasporto per gli americani, proprio a scapito della motocicletta (vedasi il successo della celebre Ford Model T, che vantava un prezzo di vendita analogo a quello delle H-D più grandi). Ad inizio anni ’30 pertanto solo due costruttori restarono in attività: la Indian e appunto la Harley-Davidson (non a caso i due maggiori produttori nonché i due marchi più tradizionali), con il fallimento di numerosi marchi storici quali ad esempio la celebre Excelsior-Henderson Motorcycle.

Da notare che nel 1937 la Casa statunitense presentò un nuovo propulsore più moderno, dotato di valvole in testa e di una cilindrata di 1.000 cc, in grado di competere con i modelli Big twin della Indian (il cosiddetto Harley-Davidson Knucklehead che resterà in produzione fino al 1947).

La Seconda Guerra Mondiale

Con l’ingresso degli Stati Uniti d’America nella seconda guerra mondiale in seguito all’attacco giapponese di Pearl Harbor (dicembre 1941) HD ritornò a produrre, in grandi numeri, motociclette per le forze armate; i modelli prodotti erano la WLA e la XA: quest’ultima era sostanzialmente una copia della BMW utilizzata dalla Wehrmacht, come l’originale era dotata di un motore bicilindrico boxer raffreddato ad aria, realizzata in pochissimo tempo su pressante richiesta dell’esercito americano, in quanto i militari erano rimasti impressionati dalla semplicità e affidabilità della motocicletta tedesca. In totale la Harley-Davidson produsse durante il secondo conflitto mondiale 88.000 motociclette, ma di queste solo un migliaio circa furono delle XA (il che ne fa attualmente il modello H-D più raro dagli anni ’40).

Vinta nel frattempo la Guerra, le moto prodotte in surplus e soprattutto quelle abbandonate dai soldati americani in Europa andarono ad alimentare il mercato post-bellico europeo: furono adottate infatti da molte forze armate e di polizia per anni e per alcuni aspetti contribuirono ad alimentare il sogno americano degli europei, oltre ad influenzare la tecnica produttiva delle case motociclistiche del Vecchio Continente. Un celebre esempio in tal senso si ha nel film Un americano a Roma, dove Alberto Sordi guida una di queste moto, una WLA 750, anche nota come “Liberator” in quanto appunto portata in Europa dai liberatori americani.

Con la fine del conflitto HD ritornò alla produzione civile, con la messa in commercio di un gran numero di bicilindriche di grande cilindrata (‘big twin’) motorizzate Knucklehead (Panhead dal 1948), che conobbero un buon successo commerciale in patria.

Il dopoguerra e la crisi degli anni settanta

Con gli anni ’50, rimasto l’unico marchio americano sul mercato (anche Indian dichiarò infatti bancarotta nel 1953) la Harley-Davidson iniziò a subire la concorrenza dei marchi inglesi sul mercato U.S.A. e ad assistere ad un rapido calo nelle vendite.

Uno dei modelli più riusciti, lo Sportster fu realizzato il 27 gennaio 1957 e messo in produzione lo stesso anno, proprio al fine di contrastare la concorrenza inglese. La semplicità motoristica e della linea ne decretarono il successo sia come modello da strada che da pista nella versione “R” (attualmente è l’unico modello ancora in produzione dagli anni ’50).

Altro tentativo di arginare la crisi fu quello di produrre piccole monocilindriche quali l’Harley-Davidson Hummer, sin dalla fine degli anni ’40, e addirittura uno scooter (Harley-Davidson Topper dai primi anni ’60), prodotti tuttavia troppo distanti dall’immagine tradizionale del Marchio americano e infatti non premiati da vendite particolarmente cospicue.

Il calo nelle vendite e la conseguente crisi finanziaria e di liquidità aumentarono negli anni seguenti, nonostante la Sportster ed il lancio del Propulsore Harley-Davidson Shovelhead a metà anni ’60, propulsore che si rivelò, almeno inizialmente, poco affidabile anche per via dei frequenti trafilaggi d’olio.

I problemi si accentuarono ulteriormente allorquando fecero il loro ingresso sui mercati mondiali le case giapponesi, sin dalla fine degli anni ’60, in particolare la Honda con le sue quadricilindriche, motociclette che tolsero alla Casa americana il primato nelle vendite interne di moto di grossa cilindrata, nonché il redditizio mercato rappresentato dalle forze di polizia (a cui HD aveva venduto numerose Duo Glide ed Electra Glide).

La grave crisi finanziaria portò nel 1969 alla vendita da parte degli eredi dei fondatori (Davidson) a favore della American Machine and Foundry AMF (compagnia metallurgica), portando quindi alla nascita della AMF-Harley-Davidson (marchio presente anche sui serbatoi della Harley del periodo). La AMF continuò la produzione riducendo la forza lavoro ed i costi di produzione, a scapito della qualità e degli investimenti: le vendite diminuirono ulteriormente e la compagnia rischiò seriamente la bancarotta, a dimostrazione dei gravi errori del management AMF.

Fu però in questo periodo che la AMF-Harley-Davidson, grazie al reparto corse del marchio italiano, nel frattempo incorporato, Aermacchi, riuscì a conquistare gli unici titoli iridati della sua storia: nelle stagioni 1974, 1975 e 1976 del Campionato mondiale di velocità, le moto italo-americane, condotte da Walter Villa, mieterono innumerevoli vittorie nei Gran Premi, aggiudicandosi quattro titoli piloti e due titoli costruttori, nelle classi 250 e 350. Si tratta delle uniche vittorie in gare sportive degne di nota del marchio americano dagli anni ’30 (in seguito le Sportster continueranno per molti anni a gareggiare nei campionati americani di dirt-track con buoni risultati).

La rinascita

Nel 1981 l’AMF rivendette la Harley-Davidson ad un gruppo di 13 investitori guidati da Vaughn Beals e Willie G. Davidson, erede di uno dei fondatori. Per evitare la scomparsa del celebre marchio americano, vennero quindi studiati i metodi seguiti dai concorrenti e in particolare dai costruttori giapponesi: vennero introdotte quindi delle novità, quali il sistema just in time MAN (Material As Needed) che consisteva in un monitoraggio costante dell’inventario in modo che fosse stoccato solo quanto necessario, riducendo i costi del magazzino.

Si puntò finalmente sulla qualità e soprattutto si progettò ex novo, con tecniche informatiche, una innovativa gamma di propulsori, denominati Harley-Davidson Evolution: in tal modo le vendite aumentarono rapidamente; fu però solo con l’introduzione del modello Softail Custom nel 1984 (FXSTC ‘coda soffice’: sistema di ammortizzatori adeguatamente posizionati ed occultati ad imitazione della linea dei vecchi telai rigidi delle Hydra Glide) che HD tornò ad esser leader nel mercato delle moto di grande cilindrata (sopra i 750 cm³), grazie anche e soprattutto ai nuovi propulsori Evo.

Il nuovo modello softail Fat Boy nel 1990 confermò la grande ascesa della casa di Milwaukee, ormai tornata saldamente ai vertici del mercato e celebrata sugli schermi cinematografici, ad esempio nel film Terminator 2 – Il giorno del giudizio, in cui Arnold Schwarzenegger guida appunto tale modello in una lunga sequenza di inseguimenti.

Il consolidamento e gli anni 2000

Nel 1998 la Harley-Davidson acquista la Buell Motorcycle Company con cui collaborava sin dagli anni ’80 e che era nata proprio da una collaborazione tra la Casa di Milwaukee ed Eric Buell, ex ingegnere della stessa, al fine di penetrare il mercato delle sportive (tentativo peraltro non riuscito).

Nel 1999 viene prodotto il primo motore Twin Cam 88 (1450 cm³), e nel 2000 il primo motore Twin Cam 88 controbilanciato, con il pressoché totale annullamento delle vibrazioni, montato sui modelli Softail. Entro il 1999 tutta la gamma Harley (eccetto la Sportster) monterà tali propulsori. Nel frattempo, inizia la conversione dei modelli HD all’iniezione elettronica (peraltro già opzionale a metà anni ’90 sui modelli Touring motorizzati Evo), processo che tuttavia si completerà solo nel 2007.

Nel 2000 la casa americana presenta una speciale versione della Softail denominata FXSTD (‘Deuce’) dotata di inediti particolari come serbatoio allungato, forcella affusolata, ruota posteriore maggiorata e parafango curvo con faro incastonato ‘a diamante’, soluzione poi ripresa sul successivo modello V-Rod.

Nel 2001 inizia la produzione della rivoluzionaria V-Rod, innovativa sia nell’aspetto che nelle soluzioni tecniche: il motore infatti è un bicilindrico raffreddato a liquido con i cilindri inclinati di 60° anziché 45°, dalla notevole potenza di 120 cv, progettato in collaborazione con la casa automobilistica Porsche e non a caso denominato ‘Revolution’; il telaio rinforzato di tali modelli è realizzato con una nuova tecnica detta ‘Idroforming’ che utilizza getti d’acqua ad altissima pressione. Nonostante tali innovazioni, o forse proprio a causa di esse, H-D non ottiene gli sperati successi di vendite, data anche la natura tradizionalmente e notoriamente conservativa della clientela Harley.

Nel 2006 H-D annuncia che la gamma 2007 eliminerà il carburatore anche sui modelli Sportster, gli ultimi ad usare questo sistema di alimentazione, mentre i motori dei restanti modelli (twin cam) passano alla cilindrata di 1.584 cm³.

L’11 luglio 2008 viene riportata la notizia che la Harley Davidson ha concluso un accordo per l’acquisto del gruppo italiano MV Agusta per circa 70 milioni di euro (109 milioni di dollari) per espandere il proprio business in Europa. L’operazione viene regolarmente conclusa all’inizio di agosto dello stesso anno.

Ma già dopo un paio di anni, in seguito a problemi finanziari dovuti alla crisi economica ed allo scarso numero di motociclette vendute, HD rivende la MV Agusta per la simbolica cifra di un euro; inoltre il marchio Buell Motorcycle Company viene soppresso.

Dal 2010 ad oggi

Nonostante la Harley Davidson sia sempre stata considerata come un marchio conservatore, rimasto molto fedele ai progetti tradizionali e raramente incline alle novità, negli ultimi anni sembra aver optato per progetti più innovativi.

Il 2014 è caratterizzato dall’inizio della vendita sui mercati europeo ed americano della Street 750, che monta il nuovo propulsore denominato Revolution X e prodotto in India (nelle cilindrate 500 e 750). Tali propulsori sono derivanti dal progetto del motore Revolution della V-Rod, infatti sono dotati di raffreddamento a liquido e cilindri inclinati a 60° con 4 valvole in testa. La trasmissione è a sei marce come ormai per quasi tutti i nuovi modelli, ad esclusione delle Sportster, mentre la distribuzione è la classica finale a cinghia dentata in kevlar. L’estetica dei modelli è in stile custom ma più “urbana”, essendo queste delle motociclette leggere e destinate ad una clientela verosimilmente giovane e nuova per la Casa, un po’ come accadde alla presentazione della Sportster negli anni ’50.

Inoltre nel 2014 viene presentato il Progetto LiveWire: si tratta della prima motocicletta interamente elettrica della casa di Milwaukee. Per promuovere il nuovo modello è stato organizzato un tour strutturato con tappe in tutti gli USA e che offre la possibilità di testare la nuova moto direttamente su strada.

L’autunno del 2017 vede la scomparsa sia della storica gamma Harley-Davidson Dyna Glide, ora assorbita dalla gamma Softail, che della gamma V-Rod, che non ha conquistato i favori del pubblico, nonché la presentazione dei nuovi propulsori Milwaukee-Eight. Vengono inoltre apportate numerose modifiche ai telai delle Softail.

Propulsori

Il motore classico della Harley-Davidson è il bicilindrico a V con i cilindri inclinati di 45°, il cui progetto è coperto da numerosi brevetti; le bielle sono vincolate ad un’unica manovella dell’albero motore e questo fa sì che venga prodotto il caratteristico rumore di scarico (reso in inglese come ‘potato-potato’).

La Harley-Davidson cercò anche di brevettare il suono del suo motore, peraltro rinunciandovi nel 2000.

I primi modelli Harley-Davidson utilizzavano motori per così dire ‘artigianali’ o comunque prodotti in piccolo numero e caratterizzati da scarsa standardizzazione; a questi seguirono:

Big V-twins

  • F-head, 1914–1929 1,000 cm³, e 1922–1929 (1,200 cm³)
  • Flathead, 1930–1949 1,210 cm³ (74 in³) e 1935–1941 1,300 cm³ (80 in³).
  • Knucklehead, 1936-1947, 1.000 cm³ (61in3) e 1.200 cm³ (74in 3)
  • Panhead, 1948-1965, 1.000 cm³ (61in3) e 1.200 cm³ (74 in3)
  • Shovelhead, 1966-1984, 1.200 cm³ (74 in3) e 1.340 cm³ (80 in3) dalla fine del 1978
  • Evolution (detto anche “Blockhead”), 1984-1999, 1.340 cm³ (80 in3)
  • Twin Cam (detto anche “Fathead”), 1999-2006, 1.442 cm³ (88 in3) portato dapprima a 95 in3, poi a 96 in3 dal 2007, ma disponibile anche con 98 in3, 103 in3 e 110 in3
  • Milwaukee-Eight (da settembre 2016 solo su modelli Touring e da settembre 2017 anche su Softail). Milwaukee-Eight 107 (1745 cm³) con raffreddamento ad aria e olio (da sett. 2016);
  • Milwaukee-Eight 114 (1870 cm³) con raffreddamento ad aria e olio (da sett. 2017 solo su alcuni Softail);
  • Twin-Cooled Milwaukee-Eight 107 (1745 cm³) con testate raffreddate a liquido, (da sett. 2016);
  • Twin-Cooled Milwaukee-Eight 114 (1870 cm³) con testate raffreddate a liquido (da sett. 2016 a sett. 2017 versioni CVO);
  • Twin-Cooled Milwaukee-Eight 117 (1920 cm³) con testate raffreddate a liquido (da sett. 2017 versioni CVO). Quest’ultimo, con una cilindrata di 1920 cm³, è il motopropulsore più grosso costruito fino ad oggi dalla Mo.Co.

Small V-twins:

  • D Model, 1929–1931, 750 cc
  • R Model, 1932–1936, 750 cc
  • W Model, 1937–1952, 750 cc
  • G (Servi-Car) Model, 1932–1973, 750 cc
  • K Model, 1952–1953, 750 cc
  • KH Model, 1954–1956, 900 cc
  • Ironhead, 1967-1984, 883 poi portato a 1.000 cm³
  • Evolution, dal 1986 ad oggi, 883 e 1.100 cm³ poi portato a 1.200 cm³ nel 1988.

Revolution:

  • Revolution, dal 2002 al 2007, 1.130 cm³, dal 2008 al 2017 1.250 cm³.

Revolution X:

  • Street da 500 cm³ o 750 cm³ dal 2014

Denominazione dei modelli

La denominazione dei modelli della Harley-Davidson può essere estremamente lunga, per esempio FLHTCSE e talune combinazioni non hanno significato se si utilizzano i criteri generalmente indicati. Ad ogni modo, in genere la prima lettera F sta per ‘Big Twin’, M per ‘Military’, X per ‘Sportster’, V per ‘V-Rod’.

Altre iniziali sono: B per ‘Belt Drive’, C per ‘Classic’ o in qualche caso ‘Custom’, D per ‘Dyna Glide’, E per ‘Electric start’, F per ‘Fat Boy’, H per ‘High compression’ (propulsore potenziato), I per ‘Fuel injection’, LR per ‘Low Rider’, P per ‘Police’ (versione per le forze di polizia), R per ‘Race’ ovvero ‘Rubber mounted’ (motore su silent block), S per ‘Sport’ ovvero ‘Springer’ (la celebre forcella sdoppiata e dotata di molle), SB per ‘Single belt final drive’ (cinghia finale di trasmissione), ST per ‘Softail’, T per ‘Touring’, WG per ‘Wide Glide’ , SE per ‘Screamin’ Eagle’, U per ‘Ultra’. In ogni caso non si tratta di regole troppo rigide.

Sportster

Solitamente le prime due lettere FX indicano la presenza di pedalini per i piedi, mentre FL indica la presenza di vere e proprie pedane.

Esistono peraltro modelli speciali, di produzione limitata, non distinti da sigle specifiche ma spesso numerati: tra questi, ad esempio, la Electra Glide Classic Liberty Edition, realizzata nel 1986 e di cui si contano circa 600 esemplari. Solitamente HD ha l’abitudine di presentare modelli commemorativi, ad esempio in occasione degli anniversari dalla fondazione della Casa nel 1903 (ad esempio 95°, 100°, 105° ecc.) caratterizzati da denominazioni, colorazioni ed accessori particolari.

Qui di seguito vengono elencate le diverse famiglie di Harley-Davidson, distinte essenzialmente in base al telaio:

  • Harley-Davidson Sportster
  • Harley-Davidson Dyna
  • Harley-Davidson Softail
  • Harley-Davidson Touring
  • Harley-Davidson V-Rod
  • Harley-Davidson Street
  • Harley-Davidson Trike

Harley-Davidson CVO (Custom Vehicle Operations: modelli speciali realizzati in numero limitato, essenzialmente basati su Softail o Touring)

Articoli Correlati

Informazioni sull'autore Visualizza tutti i post Sito web dell'autore

writerdigitale

Scrivi un commento

UA-127069278-1